Comprendere le domande nell’autismo: perché le domande WH rappresentano una sfida così complessa?
Le domande come chi, cosa, dove, quando, perché e come rappresentano spesso una sfida per i bambini con autismo. Rispondere correttamente richiede infatti non solo la comprensione del linguaggio, ma anche un'efficace organizzazione semantica del vocabolario, necessaria per identificare e recuperare il tipo di informazione richiesto dalla domanda.
La ricerca scientifica degli ultimi anni ha mostrato che questa difficoltà non dipende semplicemente dalla presenza di un ritardo linguistico, ma coinvolge processi cognitivi e linguistici complessi, tra cui l'organizzazione semantica del vocabolario, la comprensione grammaticale e le competenze pragmatiche.
Cosa sono le domande WH?
In italiano corrispondono a:
• Chi?
• Che cosa?
• Dove?
• Quando?
• Perché?
• Come?
A differenza delle domande chiuse ("Vuoi il succo?"), che richiedono una risposta limitata come "sì" o "no", le domande WH obbligano il bambino a identificare quale informazione viene richiesta e a recuperarla dal proprio sistema linguistico.
Perché rispondere a una domanda è più difficile di quanto sembri?
Quando un adulto chiede:
"Dove è il cane?"
il bambino deve:
1. comprendere la frase;
2. riconoscere che la parola interrogativa "dove" richiede un'informazione relativa a un luogo;
3. identificare il referente ("il cane");
4. recuperare l'informazione corretta;
5. formulare verbalmente la risposta.
Questo processo richiede l'integrazione simultanea di competenze lessicali, semantiche, grammaticali e pragmatiche.
Per molti bambini autistici uno o più di questi passaggi possono risultare particolarmente impegnativi.
Le difficoltà non riguardano solo la produzione
Gli studi longitudinali di Goodwin e colleghi hanno invece evidenziato che anche la comprensione delle domande WH può essere significativamente ritardata. Inoltre, come avviene nello sviluppo tipico, la comprensione precede generalmente la produzione: i bambini devono prima comprendere la struttura della domanda e solo successivamente imparare a utilizzarla in modo spontaneo.
Questo dato è clinicamente rilevante perché suggerisce che un bambino che non risponde correttamente potrebbe non avere ancora sviluppato una piena comprensione del significato della domanda, piuttosto che presentare esclusivamente una difficoltà espressiva.
Il ruolo dell'organizzazione semantica del vocabolario
Ogni parola interrogativa rappresenta infatti una categoria concettuale.
Ad esempio:
• Chi → persone
• Dove → luoghi
• Quando → tempo
• Che cosa → oggetti, eventi o azioni
• Perché → relazioni causali
• Come → modalità e procedure
Per rispondere correttamente, il bambino deve aver costruito nel proprio lessico una rete semantica sufficientemente organizzata da permettergli di distinguere rapidamente tra categorie differenti.
Se alla domanda:
"Chi guida l'autobus?"
il bambino risponde:
"Autobus"
potrebbe non aver compreso che "chi" richiede una persona e non un oggetto.
In altre parole, il problema non riguarda soltanto il recupero della parola corretta, ma la capacità di comprendere quale tipo di informazione viene richiesta dalla domanda.
Perché le domande "Perché?" sono spesso le più difficili?
Mentre domande come "Chi?" o "Dove?" possono trovare risposta in elementi concreti e osservabili, la domanda "Perché?" richiede processi cognitivi molto più sofisticati.
Per rispondere correttamente il bambino deve:
• comprendere relazioni causa-effetto;
• inferire stati mentali e intenzioni;
• organizzare eventi in una sequenza logica;
• trasformare tali informazioni in linguaggio.
Queste abilità coinvolgono non solo il linguaggio, ma anche le funzioni esecutive, il ragionamento e la cognizione sociale.
Non sorprende quindi che molti bambini autistici riescano a rispondere correttamente a domande su persone o luoghi ma incontrino notevoli difficoltà con le domande causali. Tale andamento è frequentemente osservato sia nella pratica clinica sia negli studi sperimentali.
Grammatica e pragmatica: un'interazione continua
Uno studio di Jyotishi e colleghi ha mostrato che sia le competenze grammaticali sia quelle socio-pragmatiche contribuiscono alla comprensione delle domande interrogative nei bambini con autismo. In particolare, una migliore conoscenza delle strutture sintattiche e una maggiore competenza nell'uso sociale del linguaggio risultano associate a migliori prestazioni nella comprensione delle domande WH. Questo suggerisce che la capacità di rispondere alle domande nasce dall'integrazione di molteplici sistemi linguistici e cognitivi.
Implicazioni per l'intervento
È fondamentale:
• sviluppare il vocabolario semantico;
• costruire categorie concettuali chiare (persone, luoghi, oggetti, tempi);
• favorire la comprensione delle relazioni causali;
• utilizzare supporti visivi;
• proporre attività narrative e conversazionali;
• insegnare progressivamente il significato delle diverse parole interrogative.
Le evidenze mostrano inoltre che l'esposizione frequente e qualitativamente ricca a domande WH durante le interazioni quotidiane può favorire lo sviluppo della comprensione linguistica.
Conclusioni
Comprendere il significato di una domanda come "Chi?", "Dove?" o "Perché?" implica saper riconoscere quale categoria di informazione viene richiesta e recuperarla da una rete semantica ben organizzata. Per questo motivo, il lavoro clinico sulle domande WH dovrebbe essere considerato un importante strumento per sostenere non solo il linguaggio, ma anche lo sviluppo delle capacità di ragionamento, comprensione e partecipazione sociale del bambino.
Questo contenuto è firmato da Roberta Tartaglia
Hai bisogno di supporto su questo tema? Scrivi direttamente a chi ha realizzato questa risorsa.
Contatta l'autore