Il gioco: la vera chiave della nostra sopravvivenza in quanto specie sociale
L'articolo esplora sinteticamente alcuni contributi in chiave neuroscientifica ed evolutiva a sostegno dell'importanza che il gioco riveste per lo sviluppo umano e sociale. Conclude l'articolo un piccolo approfondimento sui giochi da tavola da una prospettiva neuropedagogica.
Infine, il gioco è considerata una struttura sicura per scoprire e sviluppare capacità generalizzabili ad altri contesti di vita, in quanto ci permette di trasporci su un piano spazio-temporale 'altro' e sperimentare condizioni, regole, non altrimenti accettabili sia sul piano psicologico che su quello sociale.
- Competenze cognitive: riguardano principalmente quelle capacità a carico della neocorteccia come problem solving, pianificazione e logica, aspetti cruciali per qualsiasi apprendimento;
- Competenze motorie: ci si riferisce ad abilità di coordinazione, equilibrio, mobilità, agilità e rappresentazione dello schema corporeo, necessarie alla creazione di un'efficace immagine di sé e alla base dei processi di lateralizzazione e dominanza emisferica, fondamentali per lo sviluppo di facoltà cognitive cosiddette superiori, come linguaggio e pensiero astratto;
- Competenze comportamentali: strategie di coping, ovvero la capacità di attuare degli schemi comportamentali appropriati e flessibili in risposta ai diversi stimoli ambientali, specialmente in condizioni di socialità;
- Competenze emotive: il gioco riveste un'importante funzione catartica e contribuisce a sviluppare l'intelligenza emotiva;
- Competenze sociali: apprendimento e interiorizzazione di regole sociali, interazione sociale, relazione.
Rispetto a queste ultime, è stato dimostrato come proprio la componente sociale del gioco sia stata un fattore determinante per la nostra sopravvivenza come specie in quanto ha garantito la nostra esperienza di socializzazione. Sostiene questa prospettiva evolutiva il già citato psichiatra Stuart Brown, secondo il quale il gioco ha avuto un valore adattivo perché, offrendoci situazioni di socialità, ha assicurato la sopravvivenza ai nostri antenati al pari di altri bisogni fisiologici primari come il bere, il mangiare, il riprodursi ecc.: se così non fosse, l'eredità del gioco sarebbe stata eliminata attraverso la selezione naturale(2).
le enormi ripercussioni pedagogiche ed educative che il gioco e la socialità rivestono in età evolutiva e sicuramente i giochi da tavola rispondono a questa esigenza, dimostrandosi strumenti validi in grado di offrire vere e proprie esperienze di condivisione e apprendimento.
A questo proposito è lecito citare uno studio di Diamond, A. (2013) che analizza, da una parte, il ruolo rivestito dalle funzioni esecutive (3) - specialmente memoria di lavoro, controllo inibitorio e flessibilità cognitiva - nello sviluppo cerebrale e, soprattutto, come le attività ludiche, inclusi i giochi da tavolo, possano potenziarle; dall'altra, sottolinea come il gioco strutturato possa favorire la regolazione emotiva e sociale.
In un'epoca in cui l'uso del digitale e le conseguenze di isolamento ad esso associate preoccupano professionisti e famiglie, credo sia di fondamentale importanza riportare alla ribalta il gioco e l'atto del giocare, un vero e proprio strumento in grado di restituire valore e qualità all'interazione umana e ai processi evolutivi, capace di bypassare tempi e culture, da sempre.
NOTE:
(1) Con questo termine ci si riferisce al processo attivo che il nostro cervello mette in atto nel momento in cui insorgono patologie e/o danni cerebrali che minano il suo corretto funzionamento. Il cervello, infatti, cerca di compensare il danno cerebrale utilizzando altre “vie”, strategie cognitive o reti neuronali differenti. Possiamo pensare alla riserva cognitiva come un enorme contenitore che fa tesoro di tutte le esperienze cognitivamente stimolanti che abbiamo realizzato nella nostra vita.
(2) Il gioco nascerebbe addirittura prima della cultura, secondo il famoso storico Huizinga(2002): ne è una dimostrazione il fatto che anche gli animali giocano!
(3)Con il termine “funzioni cognitive” intendiamo processi mentali necessari per la sopravvivenza come l’attenzione, la memoria, il linguaggio, l’orientamento. Le funzioni esecutive, nello specifico, sono un insieme di abilità mentali complesse che ci consentono di pianificare, organizzare, guidare le nostre azioni, riesaminare le informazioni, regolarizzare e valutare il comportamento necessario per adattarsi efficacemente all’ambiente, apprendere e raggiungere obiettivi. Esse sono, ad esempio, la memoria di lavoro, la pianificazione, il ragionamento, l’inibizione, la flessibilità cognitiva, l’aggiornamento dell’informazione ecc.
BIBLIOGRAFIA:
- Brown, S. (2009), gioca! Come il gioco può formare la mente, aprire l’immaginazione e costruire la felicità, Ultra Lit Edizioni Srl:Roma
- Vita-Barrull, N. et al. (2023),Board game-based intervention to improve executive functions and academic skills in rural schools: A randomized controlled trial,Trends in Neuroscience and Education, 33,100216, ISSN 2211-9493, https://doi.org/10.1016/j.tine.2023.100216.
- Huizinga, J. (2002). Homo ludens, Einaudi
Questo contenuto è firmato da Elisa Saioni
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