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Training competenze sociali

Training competenze sociali

Autonomie e Vita Quotidiana

Description

Gruppi logopedici di bambin* con difficoltà e/o disturbi del linguaggio, della comunicazione sociale, e con adolescenti ADHD e nello Spettro Autistico con livello di supporto 1. Gruppi di potenziamento dei prerequisiti scolastici.

Delivery modes

In person

Target audience

Preschool age (3-6 years) School age (6-12 years) Teenagers (13-17 years)

Session information

Format: Group

Support levels

Level 1 (mild) Level 2 (moderate) Level 3 (severe)

Price

30.00 €

/ per session

gruppi composti da almeno 4 partecipanti

Who created this content

Valeria Santacatterina

Logopedista

Bologna, Modena, Emilia-Romagna

Mi chiamo Valeria Santacatterina e sono una logopedista neurodivergente. Mi occupo di età evolutiva, lavorando in particolare con bambin* con Disturbi del Linguaggio, autismo con livello di supporto 1, ADHD, disturbi della comunicazione socio-pragmatica, Disturbi Specifici dell’Apprendimento, Disabilità Intellettive, squilibri muscolari oro-facciali, deglutizione disfunzionale, disfonie infantili e sindromi genetiche. Aver ricevuto una diagnosi di neurodivergenza in età adulta, al termine di un percorso personale e professionale, mi ha permesso di comprendere dall’interno quanto i funzionamenti neuroatipici possano rimanere invisibili quando non rientrano nei modelli diagnostici tradizionali. Questa consapevolezza orienta profondamente il mio lavoro clinico. Credo sia fondamentale che il mondo clinico e quello educativo sviluppino un linguaggio condiviso, capace di rispondere in modo globale ai bisogni delle persone, tenendo conto anche del contesto sociale e culturale in cui vivono. Per questo ho scelto di integrare la mia formazione logopedica con un percorso di Laurea Magistrale in Sociologia e Ricerca Sociale presso l’Università di Bologna, ampliando lo sguardo sui processi di inclusione, esclusione e costruzione del significato. Ritengo importante la presenza di professionist* neuroatipic* all’interno delle équipe cliniche ed educative: uno sguardo “interno” sulle differenze arricchisce la pratica, favorisce una prospettiva meno patologizzante e apre a modelli di intervento più inclusivi o, come preferisco dire, non esclusivi!

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