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Stimming nell'autismo: cos'è, perché succede e perché non va represso
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Stimming nell'autismo: cos'è, perché succede e perché non va represso

📅 July 02, 2026 15:01 ⏱️ 6 min read ✍️ La Città Fatta Per Me

Cos'è lo stimming, quali sono i suoi tipi, perché è essenziale per le persone autistiche e come accompagnarlo invece di reprimerlo nei bambini.

Per decenni, alcune terapie comportamentali hanno cercato di eliminarlo. Genitori e insegnanti hanno detto a bambini autistici "fermati", "tieni le mani giù", "non fare quei rumori". Oggi, grazie alle ricerche guidate dalla stessa comunità autistica, sappiamo che era esattamente il contrario di quello che andava fatto.
Lo stimming — abbreviazione di self-stimulatory behavior — è uno degli strumenti più importanti di cui il cervello autistico dispone per regolarsi, gestire emozioni, navigare ambienti sensoriali complessi e provare gioia. Reprimerlo non lo fa scomparire: lo trasferisce verso forme meno visibili e più costose. Comprenderlo invece cambia profondamente il modo in cui possiamo accompagnare i bambini autistici nella crescita e gli adulti autistici nella vita quotidiana.

Cos'è lo stimming

Lo stimming è un comportamento ripetitivo, autoindotto, che serve a regolare il sistema nervoso. Può essere motorio, sonoro, visivo, tattile, verbale. Lo fanno tutti gli esseri umani in qualche misura — ticchettare con una penna durante una riunione, mordicchiarsi le labbra in attesa, dondolare il piede mentre si pensa. Nelle persone autistiche, però, lo stimming è più frequente, più visibile, più intenso, e svolge funzioni più ampie.
La ricerca pionieristica di Kapp et al. (2019), condotta in collaborazione diretta con la comunità autistica adulta, ha mappato le funzioni dello stimming dal punto di vista di chi lo pratica. Tre funzioni emergono come principali:
  • Autoregolazione sensoriale: bilanciare un input sensoriale eccessivo o insufficiente. Es. dondolare per ridurre l'overload di una stanza affollata, sfregare un tessuto per ridurre l'ansia.
  • Gestione emotiva: processare emozioni intense, positive o negative. Es. battere le mani per esprimere gioia, ripetere parole per metabolizzare un fatto difficile.
  • Espressione di sé: comunicare uno stato interno senza parole. Es. lo stimming felice di un bambino che vede il suo cibo preferito.

I tipi di stimming

Esistono molte forme. Le più documentate sono:
  • Motorie: dondolare, battere le mani (hand flapping), camminare avanti e indietro, ruotare oggetti, manipolare fidget, toccarsi i capelli
  • Vocali: ripetere suoni, parole, frasi (ecolalia in alcuni casi), umming, fischiare, fare versi specifici
  • Visive: guardare luci, ombre, oggetti in movimento, fissare pattern
  • Tattili: toccare ripetutamente certe texture, strofinare, premere, mordere oggetti
  • Olfattive e gustative: annusare oggetti, leccare, sentire ripetutamente lo stesso profumo
  • Propriocettive: pressione profonda, abbracci stretti, "crashare" su un divano, saltare
Ogni persona autistica ha una "tavolozza di stim" personale, che può cambiare nel tempo. Alcuni stim sono permanenti, altri compaiono in fasi specifiche della vita o in determinati contesti.

Perché lo stimming è essenziale per le persone autistiche

Il cervello autistico processa l'informazione sensoriale ed emotiva in modo più intenso e meno filtrato. Lo stimming è il sistema che il corpo ha sviluppato per bilanciare questo flusso. Reprimerlo equivale a togliere a una persona uno strumento di autoregolazione fondamentale — senza fornire un'alternativa.
Le ricerche su adulti autistici, come quella citata di Kapp et al., mostrano che chi ha potuto stimming liberamente fin da bambino riporta livelli più bassi di ansia, depressione e burnout autistico in età adulta. Chi invece è stato sistematicamente represso ha sviluppato:
  • Stimming nascosto: movimenti più piccoli, meno visibili, ma più costosi dal punto di vista cognitivo (la persona deve fare due cose: regolarsi E controllare di non essere vista)
  • Stimming trasferito su comportamenti più problematici: ad esempio mangiarsi le unghie fino a sanguinare, strapparsi i capelli, autolesionismo
  • Crollo del meccanismo di autoregolazione: con conseguenti meltdown o shutdown più frequenti
In altre parole, lo stimming "scomodo per chi guarda" è quasi sempre meno dannoso dello stimming represso. Il problema non è mai lo stimming, è la sua interpretazione sociale.

Quando lo stimming va supportato, non represso

La risposta breve è: quasi sempre. La risposta dettagliata richiede però distinzioni importanti. Lo stimming va sempre supportato quando:
  • aiuta la persona a regolarsi e non fa male a nessuno (compreso se stessa)
  • la persona lo trova piacevole o necessario
  • è una risposta a un ambiente sensoriale difficile (in quel caso prima si cambia l'ambiente, non lo stimming)
  • è una forma di gioia o di espressione emotiva
Vanno invece accompagnati e ridotti — non eliminati, ma sostituiti con alternative funzionali — gli stim che:
  • causano danno fisico alla persona (es. battere la testa, mordersi fino a ferirsi)
  • provocano danno ad altre persone
  • impediscono concretamente l'apprendimento o le relazioni desiderate dalla persona stessa (non da chi le sta intorno)
In questi casi specifici, l'obiettivo non è "togliere lo stimming" ma offrire un equivalente sicuro: pressione propriocettiva al posto di battere la testa, un fidget da masticare al posto della pelle.

Stimming nei bambini autistici: come accompagnare invece di correggere

Le linee guida internazionali più aggiornate (compresa la National Autistic Society del Regno Unito) convergono su un principio: non insegnare ai bambini autistici a vergognarsi del proprio stimming. Le conseguenze a lungo termine sono molto più gravi del fastidio sociale che alcuni adulti percepiscono.
Per genitori, insegnanti, terapisti, alcune indicazioni concrete:
  • Osserva prima di intervenire: per ogni stim, chiediti "cosa sta regolando in questo momento?" prima di pensare "come lo fermo?"
  • Riduci la richiesta di sopprimere: in famiglia, a scuola, in pubblico. La fatica di controllare lo stimming sottrae risorse cognitive che potrebbero andare all'apprendimento o alle relazioni.
  • Spiega lo stimming agli altri bambini in modo neutro e curioso: "Lucia muove le mani quando è contenta, è il suo modo di esprimere la gioia", senza patologizzare.
  • Crea spazi sicuri: a casa, in classe, durante le terapie, ci dev'essere almeno un luogo dove lo stimming non è solo tollerato ma benvenuto.
  • Offri opzioni, non divieti: se uno stim non è praticabile in un contesto (es. dondolare in piedi durante un'interrogazione), offri un'alternativa equivalente (premere un fidget in tasca) invece di chiedere "stai fermo".
  • Diffida delle terapie che lo eliminano come obiettivo primario: alcune varianti più tradizionali di ABA hanno fatto questo per decenni, e oggi sono criticate proprio dalla comunità autistica adulta che ne è stata oggetto.

Conclusione

Lo stimming non è un sintomo da correggere. È una capacità di autoregolazione che il cervello autistico ha sviluppato per stare al mondo. Reprimerlo serve solo a rendere invisibile la fatica, non a ridurla. Accoglierlo, nominarlo, sostenerlo, significa dare alle persone autistiche uno degli strumenti più potenti per crescere in salute mentale e fisica.
Per i bambini significa non dover spendere energie a nascondersi. Per gli adulti significa poter riprendere uno spazio di autoregolazione che era stato negato. Per chi sta intorno significa imparare a chiedersi, ogni volta che si è tentati di dire "stai fermo": "a chi serve davvero che si fermi?".

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