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Autismo e selettività alimentare: cos'è e come gestirla
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Autismo e selettività alimentare: cos'è e come gestirla

📅 24 Dicembre 2025 alle 00:00 ⏱️ 6 min di lettura ✍️ Giulia Calvani

Cos’è la selettività alimentare nell’autismo, perché è frequente e quali strategie aiutano bambini e adulti a vivere il cibo con meno stress.

L’alimentazione è un aspetto fondamentale della vita quotidiana, della socialità e persino della cultura. 

Ma, per molte persone autistiche, può diventare fonte di stress e disagio.
Alcuni dei tratti più comuni che caratterizzano l’autismo, come la difficoltà nelle interazioni sociali, l’ipersensibilità, gli interessi ristretti e i comportamenti ripetitivi, possono infatti incidere in diversi ambiti, tra cui l’alimentazione. 

Cos’è la selettività alimentare? 

La selettività alimentare è un termine che descrive una serie di comportamenti legati al cibo:
  • Presenza di un regime dietetico ristretto a specifiche categorie di alimenti;
  • Diminuita varietà nella scelta del cibo;
  • Rifiuto del cibo;
  • Preferenza per una tipologia di cibo mangiata frequentemente;
  • Rituali intorno al cibo;
  • Scarsa accettazione di cibi nuovi

È molto comune nell’autismo, perché legata a sensibilità sensoriali (consistenze, odori e colori degli alimenti) e al bisogno di routine rigide. 

Per esempio, alcune persone possono avere forti preferenze per cibi frullati, o con una determinata temperatura, forma, colore… oppure, avere un repertorio ristretto di alimenti di una certa marca, confezione o impiattamento.

Non va però confusa con l’avere dei gusti selettivi e preferenze personali. Il problema sorge quando i comportamenti legati al cibo limitano la salute, la socialità o la serenità quotidiana.

La selettività alimentare si riscontra più di frequente nei bambini (circa il 60-70% dei bambini nello spettro autistico). Sebbene queste difficoltà possano affievolirsi con la crescita, in altri casi persistono nella vita adulta. E, se da un lato aiuta a mantenere stabilità e autoregolazione, dall’altro, può avere impatti in diverse aree:
  • Nutrizionale: si possono verificare carenze di micronutrienti (ferro, calcio, vitamine…)
  • Autonomia: la gestione della cucina e della spesa possono essere complicate
  • Relazioni sociali: momenti conviviali con amici e familiari, cene di coppia ed eventi possono essere stressanti e causare disagio
  • Inserimento lavorativo: pause pranzo e viaggi di lavoro possono diventare ostacoli difficili da superare

Autismo e disturbi dell’alimentazione

Negli ultimi anni, diversi studi hanno evidenziato una stretta correlazione tra la selettività alimentare delle persone autistiche e una maggiore vulnerabilità ad altri disturbi alimentari.

Alcuni dei fattori analizzati sono:
  • Un’esperienza alimentare complessa e stressante, a causa di rigidità nelle abitudini, rifiuto del cibo nuovo e ipo- o ipersensibilità;
  • Alessitimia, ossia la difficoltà nell’identificare e descrivere le proprie emozioni. Quando non si riesce a comprendere e comunicare le proprie emozioni diventa difficile calmarsi e raggiungere uno stato di benessere. Il cibo, di conseguenza, può diventare un meccanismo di coping;
  • Difficoltà nell’enterocezione, cioè nel percepire sensazioni provenienti dall’interno del corpo, come fame, sete o sazietà. Ciò può rendere molto complicato seguire un’alimentazione bilanciata
Già negli anni ’80, lo psichiatra Gillberg evidenziò un legame tra autismo e anoressia nervosa. Oggi, la maggior parte dei ricercatori evidenzia che, delle persone affette da anoressia nervosa, circa il 20% sono autistiche. 

Tuttavia, nella maggior parte dei casi il disturbo sembra essere legato a un meccanismo di coping, invece che alla percezione dell’immagine corporea. In altri casi, soprattutto tra le ragazze, l’anoressia era legata a una vita interiore dolorosa e a un tentativo di inclusione da parte dei coetanei.
Un altro disturbo comunemente osservato nelle persone autistiche è l’ARFID (disturbo da alimentazione evitante/restrittiva). Anche chiamata “estrema schizzinosità nel mangiare”, l’ARFID comporta il rifiuto del cibo. Più spesso riscontrato nei bambini, il disturbo è legato a schemi alimentari disturbati, ma senza l’intento di controllare il peso.

Trattamenti e strategie di supporto

Per molto tempo, i trattamenti medici per i disturbi alimentari non hanno considerato le specifiche esigenze delle persone autistiche. 

Visite mediche di persona e soggiorni in ospedale, ad esempio, possono mettere in difficoltà un paziente autistico costretto all’interruzione delle proprie routine, così come il recarsi in studi medici o l’affrontare una terapia di gruppo. Altri trattamenti, che richiedono a una persona di apportare cambiamenti drastici alle proprie abitudini alimentari in breve tempo, possono persino risultare inefficaci per le persone autistiche.

Oggi, grazie a una sempre maggiore consapevolezza, si crea l’opportunità per una maggiore prevenzione e un intervento precoce.
Per quanto riguarda la selettività alimentare, è importante riconoscere che non si tratta di “capricci”, ma che ci sono basi sensoriali e comportamentali. Dunque, cercare di forzare la situazione può causare ansia e rifiuto, peggiorando la situazione. 

Per gestire al meglio la situazione è importante monitorare la crescita e la salute nutrizionale, e cercare strategie personalizzate che tengano conto delle caratteristiche della persona.

Alcune tattiche utili per stimolare un’alimentazione più varia possono essere:
  1. Usare piatti e posate sempre uguali per ridurre variabilità;
  2. Introdurre nuovi cibi accostandoli a quelli già accettati;
  3. Creare “menu prevedibili” con piccole variazioni;
  4. Coinvolgere la persona nella spesa per aumentare familiarità

Per interventi più mirati, bisogna distinguere tra più giovani e adulti.
Nel caso di bambini e adolescenti, le possibili strategie includono:
  • Behavioral Skills Training (BST): insegnare gradualmente nuove abilità alimentari;
  • Contratti comportamentali: accordi chiari e motivanti per introdurre varietà;
  • Esposizione graduale: piccoli passi verso nuovi cibi, senza forzature;
  • Coinvolgimento familiare: per ridurre ansie e conflitti in famiglia;
  • Approccio multidisciplinare: richiedere il supporto di figure professionali come neuropsichiatra, nutrizionista, terapista ABA o logopedista

Nel caso di adulti, invece, le strategie di supporto possono essere:
  • Adattamenti sensoriali: cucinare i cibi in modo coerente con le preferenze (texture, temperatura, odore);
  • Coinvolgimento attivo: permettere alla persona di scegliere e preparare i pasti, aumentando senso di controllo;
  • Supporto nutrizionale: consulenze con dietisti per bilanciare la dieta senza forzature;
  • Intervento psicologico/comportamentale: lavorare su ansia e rigidità, con tecniche di esposizione graduale;
  • Ambiente prevedibile: mantenere routine chiare e ridurre stimoli stressanti durante i pasti

Conclusione

Quello dell’alimentazione è un tema delicato e personale. Per una persona autistica con difficoltà sensoriali, esigenze di routine rigide e una diversa percezione del proprio corpo, poi, può diventare un momento di forte stress e disagio, sia fisico che psicologico.
Attraverso un approccio che valorizzi l’individuo e riduca lo stress, le difficoltà possono trasformarsi in occasioni di empowerment per imparare a conoscere i propri bisogni sensoriali e a comunicarli, aumentando consapevolezza e autonomia. 
Con ascolto, rispetto e attenzione, si può garantire a ognuno una vita equilibrata e serena.

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Chi ha creato questo contenuto

Giulia Calvani

Scrittrice autistica e autrice del libro: “Volevo Essere Normale”.

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